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Tanto tempo fa, quando solo il grande Ignus era sospeso nel cielo, nel profondo di una foresta tranquilla viveva un piccolo kitsuu. Come tutti i kitsuu amava le cose luccicanti. E così, una sera di mezza estate, mentre seguiva con gli occhi una falena perlata nell'aria, il suo sguardo si alzò verso il cielo, dove vide la luna.
"Oh cielo, quanta luminosità, quanta bellezza", esclamò, senza rivolgersi a nessuno in particolare. I suoi occhi brillavano al chiaro di luna mentre rifletteva su come raccogliere un pezzo di Ignus per se stessa. Scorrazzò per la foresta fino a quando non trovò l'albero più alto, e si arrampicò superando muujini spaventati, senza fermarsi, andando sempre più su, sempre più su...
Quando raggiunse la cima, vide che la foresta che aveva pensato fosse la sua spaziosa casa in realtà era solo una piccola macchia di alberi in un paesaggio molto più ampio. Mentre ammirava speranzosa la luna con le orecchie attente, si rese conto che sembrava altrettanto lontana come quando era stata a terra. Le punte delle sue orecchie si abbassarono giusto un po', ma mentre abbassava lo sguardo dal cielo vide una scogliera in lontananza, più alta dell'albero su cui era appollaiata.
E così via! Scorrazzando giù per l'albero e verso la scogliera in lontananza. Man mano che si avvicinava, si rese conto di quanto fosse grande il compito che aveva davanti a sé. La scogliera si faceva sempre più grande, finché alla fine si ritrovò a guardare una pendenza che sembrava arrivare fino alla stessa luna che voleva catturare. La kitsuu gonfiò il petto e iniziò la sua scalata. Corse e si arrampicò sempre più su, sempre più. Eppure, la luna sembrava essere sempre più lontana. Ormai vicina al bordo della scogliera, la kitsuu cadde esausta e sconcertata: tutta quella strada, e la luna non si era avvicinata neanche di un centimetro.
Ormai priva di ogni energia, la piccola kitsuu si addormentò, e quando si risvegliò notò che il cielo era chiaro e che la luna, per quanto bella, non era la sola cosa che illuminava il paesaggio. C'erano così tante cose da vedere! La piccola kitsuu non aveva mai immaginato che il mondo potesse essere così vasto e avere così tanto da offrire! Corse lungo la scogliera e vide che il terreno muschioso sul quale era risalita iniziava ad assumere un aspetto più oscuro e spigoloso. Rallentò per avanzare con cautela, e sbirciando oltre il margine vide che le scogliere affondavano in una morbida distesa di sabbia, puntellata da sporadiche formazioni rocciose. Di tanto in tanto, una di quelle formazioni emetteva un getto di acqua bollente che divampava verso il cielo, e così capì che si trovava più in alto di esse. Sospirò deliziata, gonfiando il petto, nell'attesa che il geyser discendesse. Prima che potesse cambiare idea, fece appello a tutto il suo coraggio e si lanciò oltre il bordo, mentre il geyser eruttava ancora una volta.
Mentre la kitsuu veniva lanciata in aria, ebbe un momento di vertigine mentre si capovolgeva a testa in giù e veniva sballottolata di lato. Quasi sopraffatta dalle vertigini, incanalò la sua alargentea interna e tese gli arti per permettere alla sua folta pelliccia di prendere aria e librarsi dolcemente sopra la cima del geyser. Si mosse verso l'alto e verso il basso. guardandosi attorno in un'eccitazione ribollente che svanì rapidamente insieme alla novità. Non si era mai trovata così in alto, ma la luna era sempre lontana. Si trovava più vicina a un vasto specchio d'acqua che non aveva mai visto prima che alla luna che non aveva mai smesso di ammirare! L'oceano brillava ondeggiando nel vento, così vasto che non riusciva a vederlo nella sua interezza, e pur dovendo riconoscere la bellezza, il suo cuore continuava a desiderare la luna, la quale sembrava ancora così incredibilmente lontana.
In effetti, era difficile continuare a guardare la sua amata luna mentre ondeggiava su e giù, su e giù. Non poteva rimanere qui per sempre - per quanto rilassante fosse, si sentiva ancora tesa... Mentre contemplava la sua prossima mossa, vide una montagna le cui cime scomparivano tra le nuvole. Da lì sarebbe riuscita sicuramente a incontrare la luna! Così pensò e tramò, e quando il geyser la sparò di nuovo in aria si girò verso la montagna e allungò le zampe il più possibile. E poi le allungò un altro po' ancora, e scivolò come meglio poteva verso il geyser più vicino. E così si fece strada, geyser dopo geyser, facendosi sparare verso l'aria, librando felice, un poco alla volta, verso la montagna in lontananza. Alla fine atterrò tra gli alberi che crescevano dalla base della montagna. Gonfiando il petto un'ultima volta, la pelliccia sul petto increspata di energia, ricominciò la salita.
Scorrazzava per terra. Si arrampicò sugli alberi. Scalò piccole scogliere. Planò nell'aria. Finché un giorno, mentre il sole stava tramontando, superò l'ultimo degli alberi e non trovò nient'altro sopra di lei. Mentre gli ultimi tocchi di rosa e arancio svanivano dal cielo e la luna si illuminava sopra di lei, sapeva di avercela fatta. Aveva raggiunto la cima!
Le sue orecchie si contrassero mentre alzava lo sguardo trionfante per salutare la luna... Eppure era ancora così lontana come prima della montagna, del geyser, della scogliera e dell'albero. Sembrava che non fosse cambiato niente dalla prima volta che vi aveva posato gli occhi sopra! Si guardò intorno alla disperata ricerca di qualcosa, da qualche parte, che si trovasse ancora più in alto di dove si trovava ora, ma non trovò nulla. Non c'era nessun posto più alto da esplorare. Il kitsuu si sgonfiò nella sconfitta.
Mortificata, tornò nella sua casa in mezzo alla foresta, la testa bassa, le orecchie pendenti, la coda che si trascinava nel muschio. Notte dopo notte, giorno dopo giorno, vagò senza meta, fino a quando una notte non si imbatté in una piccola radura. Sorpresa, alzò lo sguardo e vide la Luna, più lontana che mai. Disperata, crollò a terra e iniziò a piangere, implorando che qualcuno, chiunque, la aiutasse a raggiungere la Luna.
"Mi sono arrampicata sull'albero più alto!" spiegò. "Ho scalato la cima più alta!" urlò. "Ho cavalcato i geyser più alti!" strillò. "Ho conquistato la montagna più alta!" ululò. "...Voglio solo essere tua amica," piagnucolò, esausta.
Appoggiò la testa stanca sulle zampe, lasciando che le sue lacrime formassero dei ruscelli sopra il suo volto, per poi superare le dita e raggiungere il terreno, dove formarono una pozza. Le sue suppliche echeggiarono a lungo, raggiungendo infine i Tre Antichi. La Fenice, occupata con la salvezza del suo popolo chiassoso, non sentì le sue richieste. La Chimera, la cui solitudine silenziosa venne spezzata, si girò dall'altra parte, ignorando quel rumore e volgendo lo sguardo verso le innovazioni tecnologiche del suo intelligente popolo. Ma il Drago, ancora giovane e privo di una gente, ricordava ancora cosa fosse desiderare, giacché fu un desiderio nebuloso a dargli forma non molto tempo addietro... ma questa è una storia per un altro giorno.
E così, il Drago ebbe pietà della povera kitsuu raccolse la polvere delle stelle e modello una piccola umile luna nei suoi artigli, bilanciandola con cautela sopra la pozza formavano le sue lacrime E mentre la pozza diventava abbastanza profonda alla kitsuu di immergervi le zampe,, le sue lacrime iniziarono a tintinnare mentre cadevano direttamente nell'acqua. Spaventata dal suono, la kitsuu alzò lo sguardo, ed ecco, vide il riflesso di Luna brillare verso di lei. "Ma ciao!" esclamò felice, girando intorno al bordo della sua pozza mentre la luna piena la illuminava allegra con i propri raggi.
Il Drago parlò allora, la sua voce un rombo profondo che poteva sentire in tutta la sua pelliccia e baffi. "Il tuo nuovo compagno", spiegava, "vagherà, proprio come hai vagato tu, ma tornerà sempre, proprio come sei tornata tu. Non sei più sola". E mentre guardava il kitsuu sistemarsi in un felice sonno pacifico illuminato dalle due lune, cominciò a contemplare la propria solitudine... Ma, ahimè, questa è un'altra storia, per un altro giorno.