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È verità universalmente riconosciuta che una persona sola, quando dispone di grandi ricchezze, debba necessariamente essere alla ricerca di compagnia. Quale che sia la propria opinione sulla società, e per quanto si possano nutrire personali risentimenti al riguardo, le cose stanno semplicemente così. Elsbeth ne era consapevole, e tuttavia si riteneva assai più assennata della maggior parte delle persone, troppo inclini alle moine e alle convenzioni sociali. Del resto, era dotata di una mente brillante e, proprio per questo, si considerava poco incline al matrimonio. La sola idea, infatti, le appariva del tutto incompatibile con la sua indole e con il suo spiccato senso d'indipendenza. Se da un lato suo padre era della stessa opinione, la signora Warwick, sua madre, sembrava totalmente ammaliata dal concetto di vita matrimoniale. E, secondo Elsbeth, in modo alquanto ironico, dato che il rapporto tra i suoi genitori era tutt'altro che sereno, indubbiamente a causa di quella tanto esasperante quanto irrimediabile incompatibilità.

Estratto da pagina 123

La pioggia scorreva sul volto supplichevole di Lady Pemberbrook mentre fissava Elsbeth con gli occhi sgranati. Per quanto, con il vestito fradicio e infangato, non avesse un aspetto più regale di quello di Elsbeth, non si poteva negare l'avvenenza svelata dal tessuto aderente della sua camicia. Non sembrava affatto nella posizione di poter guardare qualcuno dall'alto in basso, tantomeno Elsbeth. Eppure, non sembrava affatto preoccuparsene. "È palesemente indegno della mia posizione ammetterlo, ma devo confessare di essere completamente e irrimediabilmente infatuata di te. Non avrei mai immaginato di rassegnarmi alla vita da moglie, eppure devo riconoscere che, ultimamente, mi sono ritrovata a desiderarla." "E adesso dovrei forse dichiarare quanto ardentemente e pienamente ricambio i tuoi sentimenti? A te, che hai reso così chiari il tuo assoluto disprezzo e il tuo rifiuto nei confronti della mia famiglia e della mia stessa indole? Preferirei rassegnarmi al nubilato, al diavolo il patrimonio, piuttosto che ammettere di amare una donna come te!" "Non vorrai davvero essere così ingrata?"

Estratto da pagina 210

Fu un ballo insolitamente tranquillo, per quanto tranquilli potessero essere i balli, soprattutto quando vi prendeva parte la famiglia di Elsbeth. Tanti bambini e, ancora una volta, nessuna traccia di buon senso, fatta eccezione naturalmente per Elsbeth e il più giovane dei suoi fratelli. Sembrava che nemmeno il matrimonio fosse riuscito a far rinsavire i suoi cugini più grandi, e così Elsbeth nutriva ben poche speranze per tutti gli altri. A giudicare da quel che vedeva, le nozze non avevano fatto poi così bene a nessuno; forse, però, le sue infinite esitazioni si sarebbero rivelate una scelta più saggia e le avrebbero permesso di essere anche molto più felice. Nonostante tutte le adulazioni di sua madre, Elsbeth non riusciva a scorgere tra loro neppure un accenno d'amore, e certamente nulla che potesse essere paragonato a ciò che provava lei. "È la vigilia delle nostre nozze, eppure non mi sembra di averti mai sentita così lontana." "Mi chiedevo soltanto se il tuo incessante cattivo umore tornerà, e cosa farò nel caso accada." "Magari fosse così, Lady Pemberbrook. Purtroppo per te, ultimamente sono di ottimo umore. La magia dell'amore, suppongo."

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Kilima Valley
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