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Una tempesta era giunta da est, portando con sé le gelide piogge dell'inverno di Akwinduu. Nel giro di una notte, il paesaggio era passato dal verde delle dolci colline a un grigio velato di brina, e persino il sole sembrava brillare più debolmente quella mattina. Sapevo che avrei dovuto affrettarmi se volevo prendere il primo treno in partenza dalla città, eppure qualcosa mi tratteneva. Che si trattasse della strana mano del destino o di una semplice coincidenza, quel treno non l'avrei mai visto, e i miei cugini a Masaya avrebbero aspettato ancora a lungo l'arrivo della loro adorata Clarus. Tutto ebbe inizio con una strana lettera lasciata sulla soglia di casa. Nella fretta di uscire, rischiai quasi di non accorgermene; mentre mi avvolgevo al collo una spessa sciarpa di lana, il cappello mi scivolò di lato. Fu solo un lieve lampo rosso colto con la coda dell'occhio a farmi fermare. Mi chinai e raccolsi il foglio. Le campane risuonavano per tutta la piazza, richiamandomi verso la stazione, ma i miei piedi rimasero saldi sulle piastrelle sconnesse del mio appartamento in città...

Estratto da pagina 56

"Posalo", ordinai, anche se il tremore nella voce tradiva tutta la mia apprensione. Jayme inarcò un sopracciglio, passandomi lentamente in rassegna da capo a piedi. Dal modo in cui sogghignava, appoggiato con noncuranza alla parete, capii perfettamente cosa stesse pensando. Teneva saldamente il mio diario tra le mani callose. "È mio dovere, in quanto cavaliere della Corona, vigilare sul tuo comportamento", mi intimò, sfogliandolo distrattamente. Il suo sguardo, tuttavia, non si posò sulle parole. C'era qualcosa di stranamente rispettoso nel modo in cui trattava quelle pagine, custodi silenziose di tutte le prove che avevo affrontato da quando mi ero ritrovata catapultata nel passato. "Come faccio a sapere che non sei una spia di Dari? Il vestito, il modo in cui parli, il tuo comportamento così insolito... Stai nascondendo qualcosa, Clarus, e io ho intenzione di scoprirlo. A qualunque costo." Il suo sguardo ardente trafisse il mio e rimasi impietrita, incapace di trovare le parole per difendermi.

Estratto da pagina 120

Il sudore gli scivolava lungo la fronte mentre Jayme alzava lo sguardo verso di me, i capelli arruffati che gli ricadevano sul viso. Non ero abituata a vedere quelle ciocche color lino così appesantite, quasi nere per la fuliggine e il sangue che gli ricoprivano ogni centimetro del corpo. Si oppose appena alle catene che lo tenevano legato alla parete della prigione mentre mi inginocchiavo per appoggiargli un panno umido sulla guancia, desideroso di abbandonarsi a quel tocco. "Mi dispiace di averci messo così tanto", mormorai, mentre gli ripulivo via lo sporco. Jayme lasciò sfuggire una risata sommessa, che gli risuonò nel petto e mi attraversò le braccia fino a raggiungere il cuore. Prima ancora che potessi rendermi conto di cosa stesse succedendo, mi stava già allontanando. "Non dovresti essere qui. Se resti, il duca farà decapitare anche te." Sbuffai e tirai fuori dalla tasca una vecchia chiave di ottone. Quando la luce delle torce la colpì, vidi quella stessa luce riflettersi negli occhi di Jayme. "Non sono venuta qui solo per vederti", risposi.

Location

Kilima Valley
Richiesto per missioni